Sensi di colpa e sovranismo: una spiegazione concreta del successo delle teorie del complotto.

Supponiamo che tu conosca per caso, su un treno, una persona simpatica con cui chiacchieri serenamente del più e del meno. Dopo un po’ scopri che è messa molto peggio di te: ha una serie di sfighe di vario tipo aggravate dal fatto che è nato e vissuto in un contesto estremamente difficile. Ad un certo punto, quando è chiaro da un po’ che la persona merita oggettivamente una mano e non ti sta gabbando in alcun modo, ti chiede un aiuto qualsiasi, anche solo qualcosa da mangiare.

Come reagisci? Dipende! Aiuterai oppure no: ma, se ci pensi, praticamente nessun essere umano è contento di rifiutarsi di aiutare una persona “meritevole” di aiuto: al contrario, rifiutarsi crea (più o meno) disagio praticamente a tutti. E’ come se alla vista della difficoltà di un consimile scattasse un riflesso che ci spinge ad aiutare, che sembra proprio connaturato nel cervello alla nascita, ovviamente poi più o meno sviluppato negli individui.

Se non si aiuta un “meritevole”, qualunque sia il motivo, bisogna quindi fare i conti con la ferita derivante dal fatto che sei venuto meno al comportamento che “sentivi giusto”: è un senso di colpa. E’ una ferita dalla gravità ampiamente soggettiva, ovviamente, ma viene avvertita praticamente da tutti: infatti, se chiedete a chiunque se ha piacere di rifiutare aiuti ai bisognosi, il 99% and counting risponderà che può pensare almeno a qualche decina di migliaia di attività più piacevoli.

Aggiungiamo un altro dato: se tu stai bene e/o sei fiducioso che starai meglio in futuro sarai in ogni caso più ben disposto ad aiutare piuttosto che nel caso in cui sei in difficoltà (anche se comunque messo meglio dell’altra persona!) e/o il tuo outlook è negativo.

Quindi, se guardiamo alla presente recessione infinita, il problema dei sensi di colpa “da mancato aiuto” è in netto aumento. A causa della crisi ci sono sempre più persone bisognose e sempre meno persone con prospettive positive: una situazione che quindi aumenta lo stress non solo a chi sta in fondo, ma anche a chi sta relativamente meglio degli ultimi.

Ovviamente il modo migliore per rimuovere il problema generale di questi sensi di colpa sono forme di governo che prevedano un welfare state, in cui nessuno ha sulla coscienza nessuno (o meglio, tutti hanno sulla coscienza tutti): quando il welfare non esiste o viene demolito, cosa succede?

Una dimostrazione dell’importanza di questi sensi di colpa sta nell’osservazione che spesso gli aumenti delle disuguaglianze sociali sono accompagnati dal fiorire delle attività caritatevoli. Un tempo era la chiesa ad avere il monopolio e ricevere fior di donazioni, adesso c’è anche un enorme gamma di fondazioni, associazioni (le ONG stesse!) che offrono la possibilità, donando o facendo volontariato, di mitigare i sensi di colpa. Purtroppo, per mille motivi, queste entità non bastano affatto a compensare la mancanza del welfare (e ovviamente, nel mucchio, ci saranno anche pecore nere e pratiche truffaldine).

Adesso entriamo nel vivo. Ci sono persone che arrivano dall’Africa su dei barconi. Supponiamo che tu non sappia come mai questi tipi stanno arrivando. Se leggi in giro, ti vengono proposte due categorie di spiegazioni possibili.

Le prime sono le spiegazioni realistiche: la pressione migratoria è conseguenza diretta di una enorme disuguaglianza economica e sociale. Tra guerre, dittature e sfruttamento, in moltissimi posti dell’Africa e del terzo mondo, anche se ti fai un mazzo così sui libri e lavori come uno schiavo, la tua probabilità di raggiungere un tenore di vita confrontabile in termini di beni, diritti, salute, sicurezza e libertà a quello dei coatti più coatti nostrani è, con buona approssimazione, zero. In questo contesto, almeno una buona parte delle persone che arrivano sui barconi sono innegabilmente “bisognosi” autentici che per di più spesso hanno sofferto tremendamente per migrare. Pensare di controllare e/o bloccare “ a prescindere” gli spostamenti in Europa provenienti un “resto del mondo” di svariati miliardi di persone nelle condizioni più disparate è quindi un caso-scuola di rifiuto di aiuto ai bisognosi: da un punto di vista morale, nel mentre si risolvono le condizioni che le hanno obbligate a spostarsi, queste persone vanno aiutate.

Purtroppo, però, questa realtà ha vari svantaggi.

Il primo è che banalmente, se si aiuta inevitabilmente si rinuncia a qualcosa di proprio e/o si devono cambiare delle abitudini. Il fatto che il prezzo da pagare sia oggettivamente poco non è fondamentale, perché è la valutazione soggettiva che conta e quella dipende da millemila fattori soggettivi.

Il secondo svantaggio è che aiutare i bisognosi non incide sulle cause del bisogno, e in assenza di qualsivoglia politica dei Paesi ricchi volta a raddrizzare il problema di fondo i bisognosi non faranno che aumentare.

Per chi coglie e accetta la realtà, il “premio” è quindi una sensazione di inadeguatezza che si porta dietro ulteriori sensi di colpa, fortemente acuiti dalla propria posizione relativa di vantaggio e da una sensazione di impotenza. Più ci si informa e inevitabilmente si approfondisce la consapevolezza della drammaticità della situazione, più la percezione di ingiustizia aumenta e l’imperativo morale diventa pervasivo ed incolmabile. C’è gente che trasforma il senso di colpa in desiderio di giustizia e si dedica anima e corpo a raddrizzare le storture, agendo collettivamente o (più spesso) a livello individuale, ma è una scelta non alla portata di tutti.  A volte l’ansia sale fino a mandare in tilt (Claudio Maringelli ha scritto un pezzo molto interessante al riguardo).

Molti tra coloro che sono sensibili alla sofferenza altrui si tengono prudentemente (e a volte inconsciamente) lontani da questi estremi e calmano la loro coscienza un po’ come possono: aiutano le persone a loro vicine e nel mentre si affidano alla speranza che non muore mai, vivendo alla giornata, si distraggono, guardano PresaDiretta perchè lo ritengono un dovere anche se ogni volta si prendono male e magonano. Insomma fanno un po’ quello che riescono, ognuno con la sua personale gradazione: a volte, i “duri e puri” guardano a questi comportamenti con disprezzo, ma in fondo sono sistemi di autodifesa di fronte ad una realtà difficile da gestire emotivamente.

Quindi, se ci pensiamo un attimo, è semplicemente logico che una realtà così difficile da gestire per noi individui del Primo Mondo generi un enorme mercato potenziale per “realtà alternative”, per “what if” marvelliani, che non richiedano sacrifici e non generino ansia e colpa… e quando c’è domanda, l’offerta non tarda a venire.

E’ così che, come già accaduto nella storia (pensate ai protocolli dei savi di Sion), sono progressivamente nate delle autentiche spiegazioni “alternative” create ad hoc, liberamente ispirate alla realtà ma piene zeppe di creazioni di fantasia pura: delle specie di fiction ritagliate in modo da essere perfettamente credibili per chi non ha conoscenza diretta di fatti lontani. Sono visioni più o meno semplicistiche ma ciò che hanno in comune è il fatto che liberano dal senso di colpa e come bonus trasformano chi ci crede nel “vero bisognoso”, nel soggetto che deve realmente essere aiutato.

Il fascismo è un esempio di queste narrazioni, e in materia di immigrazione si basa sul fatto che i migranti sono tutti criminali. Tale assioma è però estremamente rozzo e può tacitare solo coscienze molto semplici e di ridotto orizzonte culturale. Se abbiamo una coscienza un po’ più esigente il fascismo non basta, ed è questo che spiega il successo di una delle realtà alternative più articolate e popolari, ovvero il sovranismo.

Basta guardare i cardini del sovranismo in materia di immigrazione per notare che sono esplicitamente finalizzati proprio a fornire giustificazioni più elaborate al medesimo scopo di rimuovere in toto i sensi di colpa e i doveri morali verso i migranti.

Le storie sovraniste in proposito sono tante. Innanzi tutto, in verità in Africa si sta generalmente benone! Ogni sovranista che si rispetti ha postato almeno una volta le “testimonianze” di “esperti” o di “autentici indigeni africani” che spiegano che in tanti posti in Africa si sta alla grande, si mangia, si dorme, si ha la casa e non manca proprio nulla. Le testimonianze a volte sono pure vere, ma riguardano solo alcuni posti: il sovranista però, che sa quanto è grande la voglia di credere dei suoi lettori, ha buon gioco a far valere l’equazione “qualcuno”=”praticamente tutti”. Quindi, ecco spiegato perché sui barconi ci sono moltissimi delinquenti! Non essendoci uno stato di necessità, a migrare sono i ladri, gli spacciatori, le prostitute, gli sfrutttori, gli stupratori! Quindi, non abbiamo nessun obbligo verso dei criminali, anzi!

Il sovranista, però, sa che qualche guerra e qualche tragedia umanitaria in realtà esiste.. e questo creerebbe un dilemma morale. Come si risolve? E’ facile! Le guerre sono create ad hoc dalla finanza e dalla multinazionali per generare migranti che vengono da noi e fanno crollare il mercato del lavoro, in modo da sfruttarci meglio! Quindi, se accogliamo i migranti, creiamo in realtà una spirale che distrugge la nostra società e inoltre contribuisce a dare un senso alle guerre africane, facendo il gioco dei cattivi! Quindi, di nuovo, la soluzione (con la morte nel cuore, eh!) è di non accogliere i migranti, per il loro stesso bene!

Per i sovranisti, lo “scandalo” delle ONG taxi del mare è la prova provata di questa teoria. Ci sono navi che caricano ‘sti criminali o ‘sti poveracci che vengono inviati per farci fallire, e e ce li portano in casa in massa con comodo passaggio ponte! E dietro a queste ONG chi c’è? Guarda caso, tutti i nemici del popolo! Non solo i tedeschi, Soros, banchieri e finanza internazionale, ma gli intellettuali radical chic, i drogati dei centri sociali, gli onnipresenti figli di papà, i glbtqia+-*/, che ci riempiono di criminali e crumiri per distruggere la nostra buona vecchia società e la nostra capacità di resistenza nazionale sovrana. Quindi, migranti via!

Per capire quanto sia centrale la necessità di negare lo status di “bisognoso” ai migranti e i conseguenti sensi di colpa: ci sono “testimonianze” sovraniste che sostengono addirittura che, in assenza di sufficienti criminali e disperati da spedire da noi, ci siano organizzazioni pagate dai cattivi che truffano ignari africani felici, deportandoli in Libia, torturandoli nei lager e caricandoli sui barconi sotto la minaccia dei fucili (giuro!) in modo da impietosire i buonisti! Ovviamente, solo respingimenti senza se e senza ma possono porre fine a questi crimini, sempre per tutelare i poveri africani!

Insomma, le multiformi “verità” dei sovranisti hanno tutte un minimo comune denominatore: l’unica vera cosa giusta ed etica da fare è quella di respingere i migranti! Respingere i migranti è, molto comodamente, il vero altruismo, il vero comportamento etico: è la conditio sine qua per risolvere ogni problema del continente africano, che fa passare in subordine tutte le altre considerazioni. In più, la vera vittima di tutta questo complotto che usa gli africani per impoverirci e distruggerci chi è? Ma siamo noi, che diamine! Siamo noi, quelli al centro di un attacco concentrico che vuole dissolvere il nostro habitat socioeconomico per depredarci ed asservirci! Non siamo dei ricchi egoisti, siamo anzi i soggetti da tutelare!

E’ piuttosto evidente quindi che la narrazione sovranista dia gioie e soddisfazioni infinitamente superiori rispetto alla cruda realtà. Il motivo del successo delle assurde teorie sovraniste che le sue “spiegazioni” e “testimonianze” assolvono e gratificano i loro adepti, invece di colpevolizzarli. Ogni “spiegazione” ci toglie dall’ansia di essere in debito e di doverci sacrificare e anzi ci assegna lo status di vittime da tutelare, potentemente in credito con tutto il resto del mondo, dando quindi legittimità un outlook futuro di miglioramento e di riscatto che è un bisogno psicologico primario.

Da un punto di vista psicologico, avvicinarsi al sovranismo è un po’ come avere accesso ad un negozio di pasticcini: ogni pasticcino è un balsamo per il proprio ego e per le proprie ansie, e chissenefrega se poi magari dentro c’è il veleno o fanno male: sono tutti così stupendamente buoni.. e così c’è gente che va a finire che se li mangia tutti, anche quelli più assurdi, in un binge-eating di realtà parallele che, libere dai vincoli del reale, sono infinitamente più affascinanti della ben più triste verità. E se noi proviamo ad infrangere questo mondo di fantasia,  ecco che si scatenano scomposte le reazioni, gli insulti e gli istinti feroci, perché ogni volta che affermi il diritto per un migrante di avere assistenza e supporto in quanto in stato di necessità, stai togliendo legittimità alla base su cui si fonda il fascino dell’autoreferenzialità autoassolutoria sovranista.

Come affrontare questa situazione è un problema aperto e richiede approfondimenti. Ciò che si può notare subito sono due cose: la prima è che tutta questa attività creativa finalizzata eliminare delle responsabilità morali dimostra che il tema della morale è in realtà assolutamente centrale, e non va assolutamente abbandonato. La seconda, è che riuscire a dare prospettive di benessere crescente è fondamentale per rendere gli aiuti meno problematici e disinnescare la spirale della negazione e dell’odio, e l’unico modo per realizzare questo obiettivo, in un contesto di vincoli di sostenibilità ambientale che impediscono una prospettiva di crescita, è quello di redistribuire la ricchezza in mano ai megaricchi: l’alternativa non c’è, perché se aspettiamo che le balle fasciste/sovraniste si schiantino contro il muro della realtà, potrebbe essere troppo tardi.

Informazioni su Alessandro Ferretti

Ricercatore all'Università di Torino, dipartimento di Fisica. Leggo molto, e per compensare ogni tanto scrivo.
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