Dal lockdown al “liberi tutti”: cause e conseguenze.

Sono sempre di più le persone ragionevoli disposte a credere a chi dice che il virus non è pericoloso e che la prudenza è inutile, anche se chi lo dice è inaffidabile e/o non presenta prove solide. Questo fenomeno è il segno di una crisi nella società, che rischia di tradursi in un abbandono generalizzato di qualsiasi precauzione. Come si spiega questa crisi?

Pensiamo alla guerra. Chi vuole la guerra? Nessuno, a parte pochi malati e coloro che ne traggono vantaggi personali. Hermann Göring, il gerarca nazista, lo sapeva bene: “Perché mai un povero contadino zoticone vorrebbe rischiare la propria vita in guerra quando il meglio che gli possa succedere è tornare alla sua fattoria sano e salvo? Naturalmente la gente comune non vuole la guerra (…) Ma dopotutto sono i leader del Paese che determinano le politiche, ed è facile trascinare la gente dietro a tali politiche”.

In che modo? “E’ facile. Tutto quello che c’è da fare è dire alla gente che sta per essere attaccata, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il Paese. Funziona allo stesso modo in ogni Paese”.

Per convincere le persone a rischiare la vita basta un pericolo che le renda insicure e spaventate. L’essere umano non sopporta di restare passivamente a lungo nella paura e farebbe qualunque cosa pur di liberarsene, perchè vivere costantemente nell’incertezza e nel pericolo non è vita. Le persone pacifiche diventano disposte a fare la guerra perchè credono che così torneranno a vivere in pace.

La situazione creata dal virus ha molti tratti simili. Le restrizioni e la paura disgregano le esistenze e le interazioni sociali e fanno vivere in una costante inquietudine. Più si batte la grancassa del terrore più le persone hanno necessità di liberarsi dall’incubo, anche se ciò significa correre dei rischi. Sono meccanismi primari e ben noti: come diceva Göring, non falliscono mai.

Per non rischiare un abbandono indiscriminato delle precauzioni bisogna combattere il terrorismo mediatico ed informare correttamente le persone: la conoscenza è il primo antidoto alla paura. Inoltre, le restrizioni devono essere proporzionate e sostenibili: una cosa è indossare le mascherine nei luoghi chiusi e affollati, un’altra è imporre la mascherina ovunque. Infine, è fondamentale lottare attivamente contro il virus con le tre T (test, trace and treat) informando la popolazione sui progressi di questa lotta, per offrire una prospettiva concreta di ritorno alla normalità in sicurezza.

In Italia non si sta facendo nessuna di queste cose. I motivi di questa situazione sono molteplici, ma qualunque essi siano l’urgenza primaria è quella di organizzarsi per invertire la tendenza disseminando collettivamente conoscenza, consapevolezza, pratiche e proposte che offrano prospettive positive.

Il compito appare impari, ma se non faremo nulla l’unica difesa che avremo contro una recrudescenza dei contagi (e tutto ciò che ne conseguirebbe) sarà il caso fortunato del virus che si elimina da solo. E’ un’eventualità possibile, certo, ma è ragionevole rassegnarci a sperare nella fortuna senza neanche aver provato ad agire?

Informazioni su Alessandro Ferretti

Ricercatore all'Università di Torino, dipartimento di Fisica. Leggo molto, e per compensare ogni tanto scrivo.
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