Misuratori di CO2 per la prevenzione del Covid nelle scuole: a cosa servono e come si usano.

Ormai è noto che il Covid si può trasmettere anche per via aerea. L’apparato respiratorio emette infatti aerosol, goccioline talmente piccole che si diffondono nell’aria come fumo di sigaretta. Se una persona è infetta, l’aerosol contiene virus: più è alta la concentrazione di aerosol infetto, più si alza il rischio di contagio. Per ridurlo bisogna quindi cambiare l’aria del locale, in modo che l’aerosol infetto non raggiunga concentrazioni pericolose. Ma come facciamo a capire se il ricambio d’aria è sufficiente?

Un modo è quello di misurare la concentrazione di anidride carbonica (CO2). Nell’aria esterna la CO2 ha una concentrazione media di 400 parti per milione (ppm), ma aumenta nei luoghi chiusi con insufficiente ventilazione. Per capire e monitorare la situazione nelle aule, l’HSE inglese (l’agenzia governativa che si occupa di sicurezza sul lavoro) consiglia l’uso di misuratori di CO2 di tipo NDIR, che si trovano in vendita su numerosi siti online con prezzi che partono da 50 euro.



Come vanno utilizzati i misuratori? Ecco le istruzioni dell’HSE.

  1. I livelli di CO2 variano all’interno di un locale. È meglio posizionare i monitor di CO2 all’altezza della testa e lontano da finestre, porte o aperture.
  2. I monitor devono essere posizionati ad almeno 50 cm di distanza dalle persone poiché il loro respiro esalato contiene CO2. Se i monitor sono troppo vicini, potrebbero fornire una lettura ingannevolmente alta.
  3. Le misurazioni all’interno di uno spazio possono variare durante il giorno a causa di cambiamenti nel numero di occupanti e delle attività svolte. Anche l’apertura o la chiusura di porte e finestre può avere un effetto, quindi una singola misurazione della CO2 può essere fuorviante. Bisogna effettuare diverse misurazioni durante il giorno abbastanza frequentemente da rappresentare i cambiamenti nell’uso della stanza o dello spazio, e stimare un valore medio.
  4. La quantità di CO2 nell’aria è misurata in parti per milione (ppm). Se le tue misurazioni in un locale sembrano molto basse (molto al di sotto di 400 ppm) o molto alte (molto oltre i 1500 ppm), è possibile che il monitor sia in una posizione sbagliata: prova a spostarlo per ottenere una lettura più accurata.
  5. Potrebbe essere necessario ripetere il monitoraggio in diversi periodi dell’anno poiché le temperature esterne cambiano e ciò influirà sul comportamento dei lavoratori in relazione all’apertura di finestre e porte quando il tuo spazio si basa sulla ventilazione naturale.

    Questi punti sono già sufficienti per avere una buona idea della situazione. Per avere risposte ancora più accurate ci sono ulteriori suggerimenti:
  1. Verificare che il monitor sia calibrato prima di effettuare misurazioni di CO2 [all’aria aperta e non viziata dovrebbe segnare valori di circa 400 ppm]. Seguire le istruzioni del produttore, compreso il tempo di riscaldamento appropriato per la stabilizzazione del dispositivo e il tempo necessario per fornire una lettura.
  2. Effettuare misurazioni multiple in aree occupate per identificare una posizione di campionamento adatta per fornire una misurazione rappresentativa per lo spazio. In spazi molto grandi (ad esempio, le palestre) è probabile che sarà necessaria più di una posizione di campionamento.
  3. Effettuare misurazioni in momenti diversi, per garantire che le letture rappresentino l’uso e l’occupazione normali
  4. Segnare le letture di CO2, il numero di occupanti del locale, il tipo di ventilazione che stai utilizzando in quel momento e la data. Questi numeri aiuteranno a decidere se un’area è scarsamente ventilata

Quando bisogna intervenire, e come?

Le misurazioni di CO2 dovrebbero essere utilizzate per indicare la necessità di ventilazione all’interno di uno spazio. I livelli all’aperto sono di circa 400 ppm: all’interno, un valore costante di CO2 inferiore a 800 ppm è probabile che indichi uno spazio ben ventilato. Una concentrazione media di 1500 ppm di CO2 è un indicatore di scarsa ventilazione. In questo caso è necessario intraprendere azioni per migliorare la ventilazione (ad esempio, aprire le finestre) laddove le letture di CO2 sono costantemente superiori a 1500 ppm.

Tuttavia, dove si parla o si canta continuamente o si praticano alti livelli di attività fisica (ad esempio nelle palestre), l’emissione di aerosol è nettamente più elevata: in questi casi si consiglia di fornire una ventilazione sufficiente a mantenere i livelli di CO2 al di sotto di 800 ppm.

Ultima cosa: nel caso fosse presente un depuratore d’aria con filtro HEPA, il monitoraggio della CO2 non dà indicazioni sulla qualità dell’aria perchè i filtri bloccano le particellle di aerosol ma non quelle di anidride carbonica. Quindi, in questo caso un valore elevato di CO2 non è automaticamente indice di una situazione di rischio.

NOTA BENE: nel caso non ci fossero fondi sufficienti per installare un misuratore in ogni aula, si può pensare di usare un misuratore per valutare la situazione di diverse aule in giorni diversi, in modo da avere perlomeno una stima dell’entità del problema e capire se la situazione è rassicurante o è necessario intervenire.

Informazioni su Alessandro Ferretti

Ricercatore all'Università di Torino, dipartimento di Fisica. Leggo molto, e per compensare ogni tanto scrivo.
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